Il progetto intende analizzare le trasformazioni delle politiche della memoria nell’Italia repubblicana attraverso il prisma delle ricorrenze commemorative. L’attenzione è rivolta alle trasformazioni del calendario civile nazionale, considerando le interazioni tra le nuove date introdotte a partire dal 2000 (27 gennaio, Giorno della memoria; 10 febbraio, Giorno del ricordo; 3 ottobre, Giorno delle vittime dell’immigrazione; 9 maggio, Giorno delle vittime del terrorismo; 6 marzo, Giorno dei giusti dell’umanità; 19 agosto, Giorno dell’aiuto umanitario ecc.) e le celebrazioni preesistenti (4 novembre, Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate; 25 aprile, Festa della Liberazione; 2 giugno, Festa della Repubblica). Particolare rilievo viene dato al ruolo svolto dalle istituzioni e dalla società civile, connettendo al contempo lo scenario nazionale al contesto europeo.
Il periodo considerato è stato caratterizzato da una ridefinizione delle narrative dominanti che si erano sviluppate nel secondo dopoguerra e che erano incentrate sull’esperienza della guerra, sull’antifascismo e sulla Resistenza. Tali narrazioni si sono riconfigurate in seguito a un’ampia gamma di trasformazioni politiche e sociali, a partire dal mutamento del contesto interno e internazionale, segnato prima dalla recrudescenza e poi dalla fine della Guerra fredda, dalla crisi del sistema politico della cosiddetta Prima Repubblica e dalla successiva stabilizzazione di un nuovo assetto fondato su una ridefinizione delle culture politiche nazionali, dall’accelerazione del processo di integrazione europea e delle dinamiche della globalizzazione e, infine, dall’emergere di nuovi attori memoriali e di nuovi bisogni socio-culturali.
La ricerca intende ricostruire sia le strategie memoriali messe in atto dagli attori istituzionali (le autorità politiche e militari, il Parlamento, la Presidenza della Repubblica) sia l’elaborazione e la circolazione di narrazioni, riflessioni e sensibilità relative alla guerra e alla violenza espresse da diversi attori della società civile. Di conseguenza, il gruppo di ricerca analizza la pluralità delle culture e delle pratiche della memoria nelle loro dinamiche conflittuali, di interazione e di ibridazione.
L’obiettivo è mettere in luce il ruolo giocato dal nesso guerra-violenza, dallo svilupparsi del paradigma vittimario e dalla centralità della memoria della Shoah nel discorso pubblico, in relazione alla definizione delle narrative nazionali ed europee dominanti e di una gerarchia di valori morali e virtù civiche.
Il progetto non si limita a riconsiderare la cesura europea del 1989 e la svolta nazionale del 1992-93. Il suo fulcro interpretativo e la sua rilevanza in termini storiografici risiedono nell’attenzione rivolta alle interconnessioni tra il livello delle politiche memoriali istituzionali e quello delle rappresentazioni culturali della guerra e della violenza. Queste vengono considerate su scala nazionale e transnazionale e collocate all’interno di un più ampio scenario, segnato da quella tensione tra pedagogie neo-patriottiche repubblicane e valori post-nazionali che ha caratterizzato la transizione tra XX e XXI secolo.
Filippo Focardi si è occupato delle politiche della memoria elaborate dal Quirinale durante le presidenze di Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella. L’obiettivo principale è stato quello di analizzare come la Presidenza della Repubblica ha coniugato la commemorazione delle “date tradizionali” del 25 aprile, del 2 giugno e del 4 novembre con quella delle nuove date del calendario civile (in particolare, il 27 gennaio; il 10 febbraio; il 21 marzo; il 9 maggio e il 12 novembre). Si è occupato poi dei diversi tentativi falliti di introdurre nuove date dedicate a vittime della violenza italiana come, per esempio, quella del Giorno del ricordo delle vittime del colonialismo italiano in Africa nel 2006 e poi nel 2023 (rispettivamente proposta di legge n. 1845 del 23 ottobre 2006 e n. 1487 del 17 ottobre 2023) o del Giorno dedicato alle vittime del fascismo (n. 1982 del 24 novembre 2006).
Marco Mondini si è concentrato sulle festività nazionali del 4 novembre e del 2 giugno, analizzandone gli aspetti rituali e mediatici: dalla crisi di queste date negli anni Settanta al loro revival durante la presidenza di Ciampi. Ha prestato attenzione alla riattivazione del culto dei soldati caduti in connessione con le commemorazioni dei caduti nelle missioni militari all’estero tra il 1983 (la morte dei primi soldati italiani in Libano) e il 2009 (l’anno della legge sul Giorno del ricordo dei militari e dei civili caduti nelle missioni di pace).
Alessandro Santagata ha studiato la storia della Giornata delle vittime del terrorismo (9 maggio), in relazione all’acceso dibattito attorno alla scelta della data, quella dell’assassinio di Aldo Moro, ma anche al contributo fornito dalle associazioni delle vittime, soprattutto durante il Secondo governo Prodi. A partire dallo studio dei dossier parlamentari e della stampa, ha ricostruito le evoluzioni delle celebrazioni in rapporto all’attualità di ciascuna e quindi alle connessioni con il ritorno del terrorismo internazionale, ma anche alle vicende della politica interna.
Amedeo Osti Guerrazzi si è preso in carico di investigare il ruolo giocato dai post-fascisti nella trasformazione delle coordinate della memoria pubblica con particolare attenzione al tornante degli anni Novanta e all’ingresso dei post-fascisti nell’area di governo. In particolare, ha indagato come questo processo sia stato reso possibile da una sostanziale riscrittura della storia italiana, di pari passo con la messa in discussione del paradigma antifascista e di conseguenza del calendario civile tramite l’istituzione del Giorno del ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.
Sempre in connessione alla data del 10 febbraio, Matteo Albanese, assegnista di ricerca del progetto, ha investigato l’azione svolta dai deputati della destra italiana nella sede del Parlamento europeo.
Infine, Paola Stelliferi, titolare di un secondo assegno di ricerca, si è occupata della storia del 21 marzo, Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie . Ha studiato l'iter legislativo approdato alla legge n. 20/2017, GU n. 58 del 10 marzo 2017 che ha istituzione la Giornata nazionale, mettendo a fuoco in particolare alcuni nodi problematici (più o meno pretestuosi) tra cui la scelta della data e la centralità del concetto di vittime "innocenti".
L’unità di Genova ha l’obiettivo di ricostruire le matrici del processo che ha portato la Shoah al centro dell’immaginario contemporaneo, nonché le ripercussioni di tale fenomeno su un più ampio sistema di rappresentazioni culturali. L’intento è decifrare sia la genesi che l’effettivo sviluppo della Giornata della Memoria in Italia, a partire dall’intreccio indissolubile che esiste tra l’azione delle istituzioni e il funzionamento dell’industria culturale, ma anche tra la memoria della Shoah e la narrazione di altri eventi o tradizioni culturali di diversa matrice. Ciò che il gruppo vuole indagare, quindi, non è la memoria intesa come un faro che illumina un momento del passato, ma piuttosto come uno specchio deformante che proietta un’immagine del presente. Per questa ragione, l’attenzione viene focalizzata su come la memoria della Shoah si sia ricombinata e ibridata attorno alla data catalizzatrice del 27 gennaio, agendo in diversi modi nel dibattito pubblico e prestandosi a varie operazioni analogiche.
In questo quadro,
Guri Schwarz studia gli usi delle analogie tra la Shoah e altri eventi del passato e del presente, con particolare attenzione agli snodi cronologici dei principali anniversari delle leggi razziali (1978, 1988, 1998, 2008, 2018) e all’evoluzione del dibattito
intellettuale e del discorso pubblico.
Enrica Asquer analizza la memoria della Shoah nella stampa popolare e nei rotocalchi, osservatorio privilegiato per cogliere le dinamiche della cultura di massa.
Luca Fiorito esamina invece la letteratura grigia edita in occasione del Giorno della Memoria e ne analizza i rapporti con il dibattito storiografico sulle politiche razziste del fascismo.
Infine, presso l’Università di Genova, nell’ambito del progetto, è stato attivato un assegno di ricerca, con il quale Elena Cadamuro ha approfondito lo studio del Giorno della Memoria all’interno del palinsesto televisivo italiano, per comprendere in quali modi la Shoah sia divenuta un perno dell’immaginario collettivo italiano, oltre che transnazionale.
